Prosecco Rosè: opportunità o problema? 1
Marketing del vino

Prosecco Rosè: opportunità o problema?

I vini rosati

Per molto tempo il vino rosato è stato considerato un vino “da donne” in senso quasi discriminatorio, leggero, in estate; un vino non di corpo, che per esser venduto avesse bisogno di bottiglie trasparenti nella GDO e difficilmente reperibile nelle carte dei vini dei ristoranti.

Eppure il vino rosè o rosato che dir si voglia, non è il naming il tema del post, inizia a piacere ed essere richiesto e il mercato è in continua crescita; dopo Francia e Spagna siamo al terzo posto in Europa per la produzione, mentre il consumo seppure in crescita nel bel paese continua ad avere difficoltà ad espandersi nonostante il trend in crescita.

Le enoteche negli ultimi anni 5 anni hanno avuto un trend di crescita positivo a due cifre, anche in virtù del fatto che è n vino apprezzato sia da i millennials sia da utenti poco esperti.

I vini rosati più acquistati su Tannicosono quelli provenienti dalla Provenza (20%), seguiti da quelli prodotti in Puglia (17%), Sicilia (14%), Abruzzo (11%), Sardegna e Alto Adige (9%), Lombardia e Toscana (8%), Campania (4%).

Fonte: Tannico.it

Il Prosecco

Vediamo ora dei numeri del Prosecco:

TipologiaResa per ettaroN° bottiglieSuperficie vigneti
DOCG Cartizze120 Qli/Ha1 Milione108 Ettari
DOCG Rive130 Qli/Ha2 Milioni225 Ettari
DOCG Conegliano Valdobbiadene135 Qli/Ha82 Milioni7.000 Ettari
DOCG Asolo135 Qli/Ha5 Milioni1.100 Ettari
DOC Prosecco180 Qli/Ha355 Milioni23.500 Ettari
Fonte: https://cartizzepdc.com/it/territorio-prosecco/

E qualche numero relativo alle vendite del prosecco sopratutto relativo all’export che registra un aumento del 17% delle esportazioni (in Francia un +50% ) generando un valore complessivo di 458 milioni, numeri ovviamente che hanno si tenuto conto del recente riconoscimento come patrimonio dell’Unesco, ma non dell’avvento dell’emergenza Covid. Il prosecco è quindi il vino più consumato all’estero e già si discute del fatto che a pesare siano anche i vari falsi che vengono prodotti.

Il Prosecco Rosé

Qualche giorno fa è stata ufficializzata la notizia che è stata approvata la modifica del disciplinare dal ministero che definisce così le specifiche:

  • Vitigni: Glera e 10%-15% Pinot Nero
  • Resa per ettaro: 18 tonnellate/ettaro per la varietà Glera e 13,5 tonnellate/ettaro per la varietà Pinot Nero
  • Seconda fermentazione – Metodo Martinotti/Charmat: minimo 60 giorni
  • Le vendite saranno possibili dal 1° Gennaio dopo la vendemmia
  • Colore: rosa più o meno intenso, brillante e con spuma persistente
  • Residuo zuccherino: da Brut Nature a Extra Dry
  • L’etichetta dovrà riportare l’indicazione “Millesimato” e l’anno (minimo 85% delle uve dell’annata)

E qui inizia il putiferio, riporto sotto alcune dei commenti che ho letto sui social network: “preferisco morire prima di vederlo”, “la cattiva notizia del giorno”, “una cazzata, è un assurdità”, “il pinot nero non c’entra nulla”, “il Veneto e la furbata”…e anche qualche commento indifferente…

Sebbene io sia veneto e trevigiano di origine, cresciuto a prosecchino e panino con la porchetta trevigiana cercherò di essere oggettivo

Il mio pensiero

Di sicuro è una mossa di marketing, che riguarda la DOC Prosecco, ovvero il territorio adibito alla produzione di massa di questo vino così ricercato all’estero, non contestuale al momento, ma già da tempo preparata, tanto che già molti vignaioli nell’area producevano dei rosati spumanti. E guarda un pò (e qui autocritica anche per mia ignoranza ) il Pinot Nero lo potevano già usare.

Il vitigno base da cui si ottiene il Prosecco è il Glera, semi – aromatico; possono concorrere poi, fino ad un
massimo del 15%, altri otto vitigni, dagli autoctoni Bianchetta, Perera, Verdiso, Glera lunga agli
internazionali Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero.

Fonte: DISCPLINARE DI PRODUZIONE DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA
DEI VINI
«PROSECCO»

Detto questo non vedo questo dramma da strapparmi i capelli, non capisco invece quei giornalisti che scrivono temendo una concorrenza agli spumanti Trento DOC rosè, così come winelovers o appassionati di vino che lo rappresentano come fosse un tabù tanto che c’è chi è già convinto di averlo bevuto.

[…]negli Stati Uniti ben il 74% dei consumatori era convinta di aver visto il Prosecco Rosé sugli scaffali e il 46% di loro aveva sostenuto di averlo anche assaggiato. Percentuali leggermente inferiori nel Regno Unito con il 49% degli inglesi che l’aveva intravisto e il 25% che l’aveva testato. Una “allucinazione” dalla quale non ne risultavano esenti neanche gli italiani visto che alla medesima indagine il 54% dei consumatori conosceva il Prosecco rosa e il 23% era certa di averlo bevuto […]

Fonte: Wine Monitor Nomisma

Non dimentichiamoci che il la maggior parte dei consumatori non è wine expert, e per usare il quadrato semiotico di Squadrati, Pane al Pane e Socialite non sono così di nicchia, ricordiamoci che un dato emerso dall’Osservatorio Mercato Italia – Gli italiani e il Vino di Vinitaly e Nomisma Wine Monitor è che solo 1/4 dei consumatori si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo

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Fonte: Squadrati

Sarà un prodotto per fare volumi, e perché no, per far conoscere e ampliare oltre che il bacino di mercato anche le competenze e l’awareness del vino italiano. Sarà poi compito di chi propone il vino a far fare lo step ulteriore, un pò come la politica fatta da Huawei che prima ha conquistato la fascia bassa del mercato e poi ha iniziato a proporre anche prodotti di qualità, in questo caso deve essere il sistema Made in Italy a doversi proporre, ma non deve essere per tutti perché il nonno che chiede il prosecchino al bar continuerà a chiedere il prosecchino DOC o DOCG così come molti dei ragazzi della movida che utilizzano il prosecco come aperitivo.

L’unico dubbio che ho io è perché non inserire il raboso tra le uve all’interno del disciplinare che comunque viene coltivato nella stessa area e spumantizzato, regalando degli ottimi prodotti dotati di freschezza e tipica acidità.

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